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RISCOPRIRE LE PROPRIE RADICI

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L’Albero genealogico al quale apparteniamo è un sistema intelligente che tende all’equilibrio, è un vero e proprio corpo sottile e gli organi che lo compongono sono i nostri antenati. Quando nasciamo entriamo a far parte di questo grande sistema e ci insediamo dentro di esso. In particolare dal nostro concepimento ci viene attribuito, attraverso proiezioni in parte inconsce dei nostri genitori, un progetto senso, che rappresenta l’insieme dei compiti che siamo chiamati ad assolvere al fine di riparare o compensare conseguenze di eventi accaduti nel passato.

Spesso non siamo consapevoli di portarci dietro una credenza limitante o un compito, fino a che non ci scontriamo con una grossa crisi personale e con la sofferenza. Ogni famiglia porta dietro di sé un mito o un mitema e lo ripropone all’interno del proprio sistema familiare incessantemente finché un membro dell’albero lo porta alla luce.

Un fenomeno molto comune che avviene, all’interno di alcune famiglie è la nevrosi da scacco. La nevrosi da scacco detta anche nevrosi di classe, è rappresentata dalla difficoltà di superare le condizioni di vita economiche, sociali e professionali, dei nostri predecessori a causa di credenze limitanti che ad esempio potrebbero sottostare a concetti condivisi dall’albero genealogico quali “meglio andare sul sicuro” oppure “non uscire dal seminato” e cosi via.

La sindrome del giacente è altrettanto comune e si manifesta in genere quando nasciamo subito dopo o subito prima di un lutto molto significativo per la nostra famiglia (fratello, padre, madre, etc.) che è avvenuto in giovane età e per questo inaccettabile. Anche questo fattore spesso risulta invalidante per il nascituro che ha come la sensazione di vivere la vita di un altro e magari portare anche il suo nome. Questo inevitabilmente fa riflettere su cosa sia in realtà la “libertà nelle scelte” che ognuno di noi compie. In realtà non siamo mai totalmente liberi almeno fino a quando decidiamo di intraprendere un cammino nella consapevolezza, iniziando piano piano a liberarci di ciò che non attiene alla missione della nostra anima.

Come possiamo allora arrivare a prendere consapevolezza di tutto questo?

In genere lavorare partendo dal disegno del proprio Genogramma (disegno dell’albero genealogico) è un primo passo importante, che andrà poi abbinato ad altri strumenti del metodo immaginale quali carte dei Nat che rappresentano qualità archetipiche dei nostri antenati, la simbologia dei sogni ricorrenti, la numerologia, gli archetipi dei tarocchi, le regressioni e le costellazioni immaginali.

Gli strumenti utilizzati nel metodo immaginale sono molto potenti perché lavorano direttamente sull’archetipo e sull’immagine disturbante della persona, permettendo così di agire in profondità per contattare le emozioni che bloccano. Contattando l’emozione profonda, attraverso un rito simbolico possiamo veramente sciogliere attaccamenti e paure. Nel metodo immaginale ogni sfida è una chiamata a “fare anima”, ossia al darsi per esprimere totalmente se stessi, come diceva James Hillman, riportando ogni evento o persona all’immagine/simbolo che sta parlando alla nostra anima. Questo è anche il motivo per cui alle pratiche delle Costellazioni familiari immaginali spesso vengono abbinate pratiche di yoga sciamanico, regressioni immaginali o mindfulness immaginale, le quali aiutano a contattare l’emozione a livello profondo e attraverso il rito aiutano a scioglierla.

 

Fonte: https://www.rangonibarbara.it/

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