LA KATANA

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Si narra che il Kojiki, libro fondamentale dello Shintoismo, che il dio Haja Susanoo – figlio del dio Izanagi, creatore, insieme alla dea Izanami, delle isole nipponiche – venne esiliato nella regione di Izumo dalle otto centinaia di decine di migliaia di Dei. Qui egli uccise un drago con otto teste per salvare una vergine offerta in sacrificio al mostro. Ucciso il drago, si affrettò a tagliarlo a pezzi con la propria spada, tuttavia, giunto alla coda, non riuscì a troncarla, e il filo della spada si intacccò. Aperta la coda per tutta la sua lunghezza, Susanoo vi trovò all’interno una grande spada, che si chiamava Tsumugari (la Ben Affilata). Consegnò la spada alla dea solare Ameterasu, che la diede poi al nipote Ninigi allorché questi discese dal cielo per governare il Giappone. La spada fu infine ereditata dagli imperatori, il decimo dei quali Suigin, la fece porre nel tempio di Ise.
La lavorazione del ferro, sia per fusione che per forgiatura, era conosciuta in Cina settentrionale fin da VI sec. A.C. I giapponesi, nel 362 d.C., invasero la Corea del Sud, restandovi poi per 300 anni. Fu dalla vicina Cina dunque che conobbero l’uso delle armi in ferro, ed in particolare della spada diritta ed ad un solo taglio, mentre fino a quel momento essi avevano usato unicamente la pietra ed il bronzo. Sul finire del IV sec., dopo un periodo di massiccia importazione delle spade dalla Cina, – oggi reperibili nelle sepolture preistoriche e protostoriche – che il Giappone diete avvio alla produzione in patria di spade in ferro, mettendo a punto proprie tecniche di fabbricazione,  ma soprattutto sviluppando forme e tipologie assolutamente originali.
La spada giapponese non era solamente un’arma, ma anche un oggetto d’arte, tanto che oggi in Giappone la si definisce Bijitsu token (spada d’arte). Solo nei periodi di guerre frequenti la token ebbe una produzione di massa, che nocque certamente alla sua qualità artistica, ferma restando la sua straordinaria efficacia come arma di offesa.
Numerose in Giappone furono la superstizioni concernenti la lama delle spade. Alcune si riferivano a particolari eventi che potevano accadere al manufatto, altre ai segni presenti sulla lama, altre ancora alla lunghezza di quest’ultima, le cui variazioni potevano avere significato fausto oppure infausto. I segni lasciati dal processo di forgiatura sulla superficie della lama venivano interpretati secondo le leggi della divinazione: difetti o gruppi di particelle che si potevano formare tra le linee di separazione della superficie della lama divenivano agli occhi dell’aruspice animali, costellazioni, corpi celesti, ecc. dai quali venivano ricavati i più diversi presagi: slealtà da parte dei servi, rischio di cecità per il padrone della spada o per i suoi congiunti, morte, tragedie domestiche, cattiva salute, incendi, morte per assassinio, perdita di cause giudiziali, suicidio, eccetera; ma anche buona salute, fortuna, lunga vita, successo sociale.

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