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Cina, allarme smog a Pechino

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Lo smog torna ad avvolgere Pechino, proprio mentre a Glasgow sono in corso i colloqui per la lotta al cambiamento climatico, e la Cina è stata apertamente criticata per l’assenza al summit del presidente cinese, Xi Jinping, che ha partecipato solo con un intervento.

Tratti autostradali e aree all’aperto della capitale cinese sono riprese per la scarsa visibilità e per la concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera, che la rendono “malsana”, o “molto malsana”, secondo i diversi rilevamenti degli indicatori della qualità dell’aria nella capitale.

L’innalzamento delle emissioni di CO2, principale responsabile del surriscaldamento globale, è in corso da giorni e coincide con l’aumento della produzione di carbone per ovviare alla crisi energetica che ha colpito diverse aree del nord-est del Paese il mese scorso: il governo vuole assicurare un «caldo inverno» a tutti i residenti, secondo parole più volte pronunciate dal primo ministro, Li Keqiang, e le autorità nazionali hanno ordinato di accelerare la produzione di carbone.

A Pechino, le autorità locali attribuiscono l’aumento dello smog a condizioni meteorologiche sfavorevoli e all’aumento dello smog a livello regionale: tra le prime conseguenze dell’ondata di inquinamento, le scuole della capitale hanno ricevuto l’ordine di sospendere le attività di educazione fisica all’aperto.

Oltre a Pechino, anche altre città cinesi (Shanghai, Tianjin e Harbin) devono fare i conti con lo smog e la chiusura di tratti autostradali per scarsa visibilità, in alcuni casi inferiore ai duecento metri. L’ondata di inquinamento atmosferico a Pechino dovrebbe persistere fino alla serata di sabato e attenuarsi domenica, quando è previsto l’arrivo della neve.

La Cina non è estranea a picchi di smog, anche se sempre meno frequenti negli ultimi anni, dopo l’avvio di una campagna per riportare il cielo blu nella capitale cinese e di un processo di diversificazione del mix energetico, dove l’energia prodotta dal carbone rimane, però, ancora maggioritaria, contando per circa il 60% della produzione di energia nel Paese.

La Cina, principale responsabile mondiale di emissioni di gas serra, si è impegnata a portare il loro picco entro il 2030 e a ridurle a zero entro il 2060, con la quota di energia rinnovabile da portare, rispettivamente, al 25% e all’80%. Attualmente, oltre l’80% del mix energetico del Paese poggia sui combustibili fossili e il 60% è costituito dal carbone.

Fonte: https://www.ilsecoloxix.it/

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