Il Myanmar

“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.”

Il Myanmar

 

Fonte: diario dei travel blogger Nicole e Pietro di “Ricordati il Giacchetto”

Abbiamo attraversato molti confini via terra, ma nel sud est asiatico solo in pochi di questi abbiamo notato un divario così forte fra due culture. E’ un giovedì e dopo aver firmato vari moduli e ricevuto in cambio un timbro sul passaporto ci buttiamo in una camminata con i nostri zaini sulle spalle, attraverarse un ponte oggi significa attraversare il confine di uno stato. I tratti cambiano, gli occhi si scuriscono insieme alla pelle abbronzata, le guance si colorano di un giallo intenso, derivato da una polvere di legno. I pantaloni non esistono più, al loro posto ogni uomo, donna o bambino indossa una lunga gonna colorata, il longyi.
Le donne hanno spesso un piccolo turbante sulla sommità della testa, dove appoggiano grossi cesti, trasportandoli con facilità tra la folla. Un piccolo uomo ci si avvicina parlando un buon inglese, proponendoci un ottimo prezzo per un lungo viaggio in van che ci avrebbe portato alla nostra prima destinazione. Cambiamo i soldi e per due spiccioli prendiamo una sim locale, al nostro fianco una signora anziana sta mischiando con le mani una manciata di noodles, polveri e verdure in una ciotolina argentata, mentre del tofu profumato sfregola in una padella appoggiata su della brace alle sue spalle. Contrattiamo ancora sul prezzo della corsa ed arrivati ad una cifra onesta accettiamo.
Il van è da 8 posti, siamo in 12.
Tutti ammassati, siamo pronti ad esplorare di nuovo uno dei nostri paesi preferiti.