Proverbi e detti d’oriente

Una raccolta di curiosità sui più importanti Paesi orientali

ABITO CINESE

Il tradizionale abito “da giorno” Cinese viene comunemente ed erroneamente chiamato dagli Occidentali “ Kimono ”, in quanto per forma e stile ricorda il classico abito Giapponese. In realtà, gli abiti Cinesi hanno una loro identità ben distinta ed un loro nome, “ Hanfu ”. Al giorno d’oggi, l’ Hanfu è diventato un abito utilizzato quasi esclusivamente in occasioni formali e festive, ed è stato sostituito negli ambiti quotidiani dal più semplice e pratico “ Cheongsham ”, un indumento in cotone e seta solitamente decorato con fantasie floreali e con colori tenui.

ABITO COREANO

L’ Hanbok è l’abito tradizionale Coreano, che combina bellezza e praticità. Molto usato fino agli anni ’60, oggi è limitato alle occasioni speciali come feste o matrimoni. In passato il colore più usato per rifinire gli Hanbok era il bianco, per cui i Coreani erano conosciuti come “Il popolo vestito di bianco”. A seconda della stagione ma soprattutto del rango di chi lo indossava, cambiavano il materiale ed il colore: il colore delle maniche e quello della fascia all’altezza del seno infatti indicavano lo stato sociale di chi lo indossava. La forma invece rimaneva la stessa, sia che l’abito fosse indossato da una contadina o da una principessa. Al giorno d’oggi non esiste più distinzione di colori in base alla classe sociale, ad eccezione ovviamente della famiglia Reale.

ABITO GIAPPONESE

Il Kimono è l’abito tradizionale Giapponese, molto conosciuto ed ammirato anche nel mondo Occidentale. Negli anni è diventato un indumento utilizzato soltanto in occasioni speciali.
“ Kimono ” è una definizione generica, in quanto a seconda dell’occasione d’uso e di chi lo indossa, l’abito presenta nomi diversi: ad esempio, il Kimono maschile si chiama “ Yukata ”, mentre il Kimono da bambina/ragazza “ Furisode ”. Indossare il Kimono è una vera e propria arte, complessa ed estremamente rituale, per la quale le giovani Giapponesi frequentano una scuola, a conclusione della quale ricevono il diploma di “Maestre di Vestizione del Kimono.

ALBERO DI CILIEGIO

L’albero di ciliegio, chiamato “Sakura”, è il simbolo del Giappone, che con i suoi fiori, la sua delicatezza ed il breve periodo della sua esistenza rappresenta la fragilità, la rinascita e la bellezza della vita. E’ inoltre la premonizione di un buon raccolto di riso, e un buon auspicio per il futuro degli studenti, che nel mese della fioritura iniziano l’anno scolastico, o per i neodiplomati o neolaureati, che nello stesso mese entrano nel mondo del lavoro.
Infine, il “Sakura” è il simbolo delle qualità del samurai: purezza, lealtà, onestà, coraggio. Come la fragilità e la bellezza effimera di questo fiore, nel pieno del suo splendore muore, lasciando il ramo, così il samurai, nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare la propria vita in battaglia. Si tratta dell’immagine di una morte ideale, pura, distaccata dalla caducità della vita e dai beni terreni.
In Giappone l’usanza di ammirare e godere della bellezza della fioritura primaverile dei ciliegi è una tradizione che viene chiamata col nome di “hanami”.

BACCCHETTE GIAPPONESI

Le bacchette per il cibo, icona della cucina orientale, provengono dall’antica Cina, diffuse poi in tutta l’Asia quindi in Giappone.
E’ qui che prendono il nome hashi 箸, simboleggiando il ponte essendo in principio costruite, non in due pezzi separati ma connessi da un’unica estremità.
Per lo stesso significato, credendo che il mondo dei vivi e dei morti sia separato da un fiume raggiungibile attraverso un ponte, hanno un’importanza determinante nei riti funerari.
Presto le bacchette divennero strumenti per cucinare e solo dopo utensili per mangiare ogni tipo di cibo.
Per ogni luogo dell’Oriente esistono bacchette diverse adatte al tipo di alimentazione di quel preciso popolo.
In Giappone sono di lunghezza da corta a media con l’estremità quasi appuntita per essere quanto più utile nel togliere le lische di pesce, alimento cardine della dieta giapponese, di legno laccato, e di misure diverse per uomini donne e bambini.

HASHI: nome generico per indicare le bacchette tradizionali giapponesi in legno laccato o bambù, semplici o decorate, di differente misura per uomini donne o bambini.

HASHI NON LACCATE O DI BAMBU’: bacchette usate per gli ospiti, solitamente usa e getta

NURIBASHI: poste nel centro del tavolo in una capiente ciotola, sono le bacchette personali di ogni componente della famiglia

HASHI DA PORTATA: più lunghe e spesse vengono appoggiate sopra ai piatti da portata

HASHI CON CUSTODIA: solitamente di plastica e più corte sono le bacchette da portare con sé in una pratica custodia laccata per pasti a scuola o in ufficio

WARIBASHI: sono le tradizionali bacchette usa e getta di legno comunemente trovate nei ristoranti, unite insieme nell’estremità superiore, si devono separare con un gesto secco per evitare che si rompano e quindi inutilizzabili

MORIBASHI: utilizzate dai cuochi professionisti sono bacchette in acciaio inox che terminano con un’impugnatura di legno per isolare il calore della parte metallica

SAIBASHI: bacchette speciali di legno utilizzate esclusivamente per preparare cibo, più lunghe e resistenti sono solitamente unite da una cordicella utile per tenerle appese e prenderle velocemente

HASHIOKI: piattino o rialzo posto in tavola di fronte o a sinistra del piatto utile per appoggiare le bacchette quando non vengono utilizzate

CUCCHIAIO DA ZUPPA: accompagnano le bacchette nella tavola giapponese ma sono esclusivamente utilizzate per zuppe

ARMATURE

Sia la cultura Cinese che quella Coreana prevedono un particolare abbigliamento per le occasioni belliche. Non soltanto armature e divise da combattimento, ma anche abiti per i diplomatici e per generali ed alte sfere dell’esercito in occasioni di rappresentanza. Soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento bellico Cinese, si ripropone spesso il rosso negli indumenti di membri aristocratici dell’esercito: questo colore rappresenta infatti nella cultura Cinese nobiltà e ricchezza.

BUDDHA SDRAIATO

Il Grande Buddha Sdraiato, o “ Phra Buddhasaiyas ”, è una delle più grandi e famose statue esistenti in Thailandia. E’ collocata all’interno del Tempio ad essa dedicato, il “ Wat Pho ”, che si trova in uno dei distretti centrali di Bangkok nelle vicinanze del Grande Palazzo Reale e che non a caso è comunemente noto come “Tempio del Buddha Sdraiato”. L’originale Buddha Sdraiato misura 46 mt in lunghezza e 15 mt in altezza; il suo corpo è completamente rivestito in oro, ad eccezione di occhi e piedi che sono decorati in madreperla.

CASA TRADIZIONALE GIAPPONESE

La “ Minka ” è la tradizionale abitazione Giapponese. Si tratta di una struttura di legno, molto semplice ed accogliente, con porte scorrevoli realizzate in carta di riso ed intelaiatura di legno chiamate “ Shoji ”.
Comunemente è inserita in un giardino Zen , al centro del quale si trova anche un laghetto Koi (che prende il nome dalla carpa, il pesce che tradizionalmente lo popola).
Le pareti delle case più “popolari” sono generalmente bianche, mentre le pareti delle case nobiliari vengono dipinte in rosso, il colore simbolo tradizionale dell’Impero Giapponese.

CASETTA DEL SUSHI

In una già frenetica Tokyo (anticamente Edo) del 1800, nascono bancarelle che vendono cibo da strada.
Si diffonde rapidamente il nigiri-zushi, ossia il sushi costituito da uno gnocchetto di riso sormontato da una fettina di pesce.
Era ancora qualcosa di abbastanza diverso dal sushi che si consuma oggi in quanto, l’assenza di frigoriferi, richiedeva che il pesce fosse marinato in salsa di soia e sale, in modo da poter durare di più. Il wasabi veniva aggiunto per coprire eventuali sapori sgradevoli del pesce che in mancanza del ghiaccio non sempre riusciva ad essere freschissimo.
Ancora oggi in giapponese vi è il modo di dire Edo mae zushi, ossia il sushi di fronte alla baia di Edo, per indicare come il sushi sia una preparazione tipica ed originaria proprio di Tokyo.

CUSCINI PER LA MEDITAZIONE ZEN

Zafu e Zabuton sono i cuscini tradizionali giapponesi utilizzati per la meditazione Zen.
Lo Zafu è un cuscino dalla forma rotonda utilizzato in particolare per le pratiche meditative che implicano la posizione da seduti, poiché permette di sedere leggermente sollevati dal pavimento, poggiando le ginocchia a terra.
Lo Zabuton è un cuscino che viene appoggiato per terra preferito ancora oggi dai giapponesi per sedersi a terra invece che sulle sedie.
Entrambi sono utilizzati anche come elemento di arredo.

DOJO

Il Dojo è il luogo in cui si svolge l’allenamento di arti marziali, ma è anche simbolo della profondità del rapporto che il praticante instaura con l’arte marziale identificando il dojo in luogo di isolamento e meditazione.
I dojo erano spesso piccoli locali situati nelle vicinanze di un tempio o di un castello, ai margini delle foreste, cosicché i segreti delle tecniche venissero più facilmente preservati.
Con la diffusione delle arti marziali ne sorsero tantissimi, considerati da maestri e praticanti una seconda casa; abbelliti con lavori di calligrafia ed oggetti artistici preparati dagli stessi allievi, essi esprimevano appieno l’atmosfera di dignità che vi regnava; talvolta su di una parete veniva posto uno scrigno, simbolo che il dojo era dedicato ai più alti valori ed alle virtù del dō, non soltanto all’esercizio fisico. In altri dojo si trovavano gli altari detti kamiza (sede degli dei), riferiti non a divinità ma al ricordo di un grande maestro defunto.
Il dojo rappresenta un luogo di meditazione, concentrazione, apprendimento, amicizia e rispetto, è il simbolo della “via” dell’arte marziale.

DRAGONE CINESE

Il Dragone cinese è un leggendario animale colossale, con corpo di serpente, zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi simili a quelli di un pesce gatto, criniera e corna di cervo: raffigura dunque un miscuglio di tutte le specie animali. È stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folklore Cinese; è l’incarnazione del concetto di Yang, il Bene/Spirito-Fecondo, associato all’acqua. Il Dragone è quindi la creatura portatrice di pioggia, nutrimento per le messi e gli armenti, e non il mostro distruttore sputa veleno/fuoco della tradizione Occidentale.

ESERCITO DI TERRACOTTA

L’Esercito di Terracotta è un leggendario insieme di statue di splendidi guerrieri, collocate nel Mausoleo del primo Imperatore Qin a Xi’an il più importante sito archeologico di tutta la Cina. L’Esercito è composto da riproduzioni di guerrieri in terracotta, vestiti con corazze in pietra e dotati di armi, poste di guardia alla tomba dell’Imperatore. Il loro compito simbolico era servire e proteggere l’imperatore nell’Aldilà. Nel 1987 il Mausoleo e l’Esercito di Terracotta sono stati inseriti nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

 KATANA

La katana è la tradizionale spada giapponese che utilizzavano i guerrieri samurai. Si differenzia molto dalle spade tipicamente europee per la forma curva ed il taglio su un solo lato. L’elsa allungata permetteva l’utilizzo a due mani, che ancora oggi è il modo di utilizzo tipico per sferrare fendenti. Il tipo di acciaio utilizzato e la procedura di forgiatura che i maestri hanno tramandato per secoli ne hanno fatto probabilmente le spade migliori nella storia, alcuni esemplari oggi hanno un valore inestimabile, dovuto sia alla qualità e fama del suo creatore o anche del proprietario, tipo alcuni grandi samurai o shogun, ma anche per la forma e decorazioni che ne fanno dei veri capolavori d’arte.

LEONI CINESI

Nella tradizione culturale Cinese, il Leone è simbolo di forza e potenza, ed è generalmente associato alla regalità: non a caso, statue e dipinti di Leoni si possono ritrovare in palazzi ed edifici imperiali. Generalmente, le statue dei Leoni sono rappresentate in coppia maschio-femmina, dove il maschio simboleggia il dominio cosmologico e normativo, mentre la femmina simboleggia il dominio sulla vita. Le coppie di Leoni vengono solitamente poste anche all’ingresso dei palazzi del potere, in quanto si pensa tradizionalmente che ne rafforzino la protezione. La coppia di Leoni più famosa è sicuramente quella che si può ritrovare all’ingresso del Palazzo d’Estate di Pechino.

MIYAMOTO MUSASHI

I guerrieri samurai fatti di storia di onore, fedeltà e abilità nel combattimento con la spada. Il più famoso di questi guerrieri è Miyamoto Musashi, un ronin (ossia un samurai vagabondo) che ha affrontato nella sua vita decine di duelli mortali, senza mai conoscere sconfitta, grazie alla sua abilità e tattica di combattimento che lo hanno fatto diventare una leggenda. È stato un innovatore nel campo della strategia e approccio mentale al duello ed una volta smessi i panni del guerriero si è dedicato all’insegnamento, alla pittura ed alla scrittura di opere di successo.

ORIGAMI

L’origami è una tecnica, un gioco, un’arte e tutte queste cose insieme. Può piegare la carta un bambino per divertirsi, così come può farlo un matematico per studiare la geometria oppure un architetto per costruire un modello, oppure un artista per creare una forma astratta.
L’Orizuru è considerata la forma più classica di tutti gli origami giapponesi, che rappresenta la gru della Manciuria. Questa ha un significato speciale nella cultura giapponese, vi è la credenza infatti che possa vivere fino a mille anni.
Usato come un simbolo cerimoniale o per la decorazione dei tavoli dei ristoranti.
Infine viene pure utilizzato come modello matematico: la catena composta da mille orizuru legate assieme è chiamata senbazuru, che significa appunto “mille gru”.

RUOTA DA PREGHIERA TIBETANA

Le ruote da preghiera, dette Chokhor, sono una parte fondamentale della vita della comunità Tibetana. Le Chokhor sono cilindri cavi chiusi da un coperchio removibile, al cui interno viene riposta, arrotolata su se stessa, una lunga striscia di carta di riso con mantra di preghiera. I Tibetani credono che ogni giro di ruota corrisponda alla recitazione della preghiera contenuta e che ciò faccia accumulare meriti per la vita futura. Le ruote devono girare in senso orario, così come in senso orario si percorrono i perimetri di templi e monasteri come atto di preghiera. Le ruote da preghiera hanno sempre incise le sei sillabe sacre “OM MANI PADME HUM”, forse il più noto dei mantra del Buddismo Tibetano.

SAMURAI

Il Samurai era un alto militare del Giappone feudale, appartenente ad una delle due caste aristocratiche Giapponesi, quella dei guerrieri. Il nome deriva dal verbo Saburau e letteralmente significa “ colui che serve” . Attualmente il termine viene usato per indicare proprio la nobiltà guerriera. I samurai costituivano una casta colta, che oltre alle arti marziali, direttamente connesse con la loro professione, praticava arti Zen come il “ Cha no yu” (la cerimonia tradizionale del tè) o lo s hodō (l’arte della calligrafia).

SHAOLIN

Il Shaolinquan è uno stile delle arti marziali tradizionali Cinesi originariamente praticato dai monaci Buddhisti del Monastero di Shaolin nella provincia di Henan, Cina. Da alcuni lo
stile Shaolin oltre ad essere considerato uno dei più efficaci ed antichi stili delle arti marziali asiatiche, ne è ritenuto il progenitore, avendone influenzato in maniera diretta o indiretta la nascita e lo sviluppo. I Monaci Shaolin sono grandi maestri dell’arte del combattimento e della spettacolarità, dotati di grande forza, precisione e flessibilità.

STUPA

Lo Stupa è un monumento Buddhista, originario del subcontinente Indiano, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie. La prima testimonianza archeologica degli Stupa risale al IV secolo a.C. Dopo la morte del Buddha, il suo corpo fu cremato e le ceneri sepolte sotto otto Stupa. Nel corso dei secoli, lo Stupa è mutato, diventando non solo un monumento funerario ma anche un luogo di preghiera e venerazione.

TORII

Il Torii è il tradizionale portale d’accesso Giapponese, che solitamente costituisce l’ingresso di un santuario jinja o comunqune di un’area sacra. La struttura nasce come rappresentazione di un’antica leggenda Giapponese, secondo la quale la Dea del Sole Amaterasu attraversa un Torii sacro per abbandonare la Terra durante un’eclissi solare e lo attraversa nuovamente per fare ritorno sul nostro pianeta una volta conclusasi. Sembra inoltre che i Torii un tempo avessero la funzione di ospitare sulla loro cima i Galli sacri dalla lunga coda, considerati i messaggeri degli Dei.

YIN YANG

Il concetto di yin (nero) e yang (bianco) è il più importante e diffuso di tutta l’ideologia Asiatica. Ha origine dall’antica filosofia Cinese, dall’osservazione del giorno che si tramuta in notte e della notte che si tramuta in giorno o dalle osservazioni e riflessioni che Laozi faceva nei confronti del fuoco, notandone il colore, il calore, la luce e la propensione della fiamma di svilupparsi verso l’alto. E’ una concezione alla base del Taoismo e del Confucianesimo, nonché di molte branche della scienza classica Cinese, oltre ad essere una delle linee guida della medicina tradizionale Cinese. Secondo questa filosofia, ogni cosa, ogni concetto, è diviso tra lo Yin e lo Yang, e rappresenta un dosaggio fluido e misterioso di queste due componenti. La tradizione accorda alla natura femminile tutto ciò che è Yin e alla natura maschile tutto ciò che è Yang . Inoltre Yin rappresenta ciò che è freddo, oscuro, umido ed inerte, e Yang quel che è caldo, chiaro, secco e in movimento.

YURTA

La Yurta (“ Ger ” in lingua Mongola) è un’abitazione mobile che, sebbene tradizionalmente associata ai popoli nomadi, viene ancora oggi utilizzata da più della metà della popolazione della Mongolia. Sin dai tempi antichi, la Yurta è costituita da uno scheletro di legno e da una copertura di lana di pecora. Dimensioni ed aspetto sono variabili, ma solitamente nella parte esterna si ripropongono i colori bianco, blu e rosso. Ha un valore simbolico molto importante, soprattutto nelle comunità nomadi. La visita a una Yurta implica un rigoroso rituale, considerato rispetto, civiltà, ed educazione. Se una persona entra nella Yurta, specie se di un capo, senza seguire questo rituale, può essere considerato un incivile ed un irrispettoso, e subire dure conseguenze.