Il Taj Mahal

monumento all’amore di Shah Jahan per la sua sposa prediletta, Mumtaz Mahal

Il Taj Mahal

È stato definito un gioiello di squisita fattura, una canzone d’amore in pietra, il mirabile epitaffio di un marito affranto per la sposa perduta.
Centosessanta chilometri a est di Delhi, nell’India settentrionale, c’è la città di Agra, dove sorge questo gioiello dell’architettura islamica: il Taj Mahal. Progettato da un architetto turco e fatto con marmo bianco, questo splendido edificio si erge come un monumento all’amore di Shah Jahan per la sua sposa prediletta, Mumtaz Mahal, che morì nel 1631. Ci vollero vent’anni per costruire la tomba e vi lavorarono 20.000 persone.
L’influsso islamico è chiaramente visibile nei sottili minareti alti più di 40 metri e nei versetti del Corano che ornano i muri esterni. Specie al chiar di luna o all’alba e al tramonto, il mausoleo si specchia pittorescamente nelle placide acque di una grande vasca.
Il profondo amore di Shah per la sua sposa rammenta una delle espressioni d’amore dette dal re Salomone all’irraggiungibile pastorella, la Sulamita, riportata nella Bibbia nel Cantico dei Cantici.