La Sari

deriva dal sanscrito chaira, è il più affascinante, persistente e versatile tra gli abiti tradizionali del mondo

La Sari

La Sari, un nome di genere femminile che deriva dal sanscrito chaira, pezza di tessuto indossabile, è il più affascinante, persistente e versatile tra gli abiti tradizionali del mondo.
In India la tessitura è sin dagli albori della sua civiltà tra le attività più venerate, al punto da far fluire i suoi termini tecnici in quelli del pensiero filosofico.
Ciò che ha preservato dall’estinzione la Sari è soprattutto la possibilità di ogni donna di drappeggiarla come meglio crede, secondo la taglia, il mese di gravidanza, o la moda del momento nel corso della vita intera, propria o del tessuto stesso che, una volta eccessivamente consunto, potrà comunque essere riciclato e riutilizzato per altri impieghi.
Ogni epoca, ogni casta, tribù e regione ha avuto il suo modo differente di drappeggiare la Sari. Oggi è indossato secondo un tipo specifico di drappeggio, si tratta della nivi sari, che in epoca antica non si conosceva.
La sua presenza è testimoniata fin da epoche antichissime, circa 5.000 anni fa. Nei secoli questo indumento ha subito svariati mutamenti nei disegni, nelle dimensioni e nello stile. Ogni Regione delll’India ha un modo diverso di indossarla.
Con la Sari, normalmente si compra anche un altro pezzo di tessuto uguale o in nuance per confezionare la blusa, Choli. Si tratta di una ridottissima blusa a bolero che funge anche da reggiseno, venendo infatti confezionata possibilmente su misura e in maniera molto attillata. In India, i rotolini che possono fuoriuscire dalle strette maniche o dal busto erano, esteticamente parlando, molto apprezzati, come in tutti i Paesi meno ricchi del mondo, fino a poco tempo fa ed ancora oggi nell’India rurale. Ma ad ogni modo i sarti indiani, accortamente, confezionano le Cholis con diverse cuciture longitudinali poste in sequenza: se ingrasserete basterà scucirne una e passare alla taglia seguente già predisposta. Un altro accessorio importante da acquistare con le Sari più importanti è una sottogonna di cotone, sempre in nuance, con chiusura a coulisse in vita. E’ in questa che infilerete e fisserete le pieghe della vostra Sari, giusto sotto l’ombelico.
La prima Sari viene donata alle ragazze al raggiungimento della pubertà con una cerimonia festosa che coinvolge famiglia ed amici.
Oltre al drappeggio, è ovviamente molto importante la scelta del tessuto, che varia in base all’occasione, riservando la seta ed il broccato alle situazioni più formali. Seppur ai giorni nostri le donne indiane scelgano il Sari in base ai loro gusti personali, la tradizione attribuisce un preciso significato anche al colore dell’abito:
il rosso è tipicamente il colore delle spose, essendo associato alla fertilità ed alla sensualità
il giallo è legato alla spiritualità, alla religione ed alla nascita e quindi viene tradizionalmente indossato anch’esso dalle spose o dalle donne che hanno partorito di recente
il bianco, colore del lutto in India, viene riservato ai riti funerari e alle vedove
il blu è tradizionalmente associato alle classi inferiori, dato che secondo gli Hindu il processo di fermentazione per ottenere questo pigmento era impuro e le caste più elevate si rifiutavano di utilizzarlo
liamento classico dravidico da cui ha origine la Sari moderna, si componeva di due parti: il veshti, dal Sanscrito coprire, avvolgere, per la parte inferiore del corpo e che si indossa come universalmente ci si fissa, per esempio, un asciugamano in vita, ed il mundanai, uno scialle leggero, quasi un velo, con cui si copriva la parte superiore.
Oggi la lunghezza di una Sari varia tra 5,50 e 8 m. circa, dove le pezze più lunghe sono generalmente anche le più ricche di lavorazioni e bordure in lamé, chiamate zari e con il pallu, l’ultimo metro che porta la decorazione finale e che pende dal
il verde era molto popolare tra le donne musulmane.