La mucca in India

La vacca identifica il sacerdote brahmano

La mucca in India

Ricerche archeologiche hanno mostrato l’esistenza del culto del toro presso la civiltà Harappa (3000-1700 a.C.) e il culto della mucca allora meno diffuso crebbe molto in età vedica, ma comunque non vedevano la mucca come un animale sacro e gli antichi indù mangiavano la carne bovina.
Nei secoli il bestiame e la sua sacralità accrescono in quanto di vitale importanza per l’economica. Nel tempo si associa la figura della vacca con il rituale religioso o addirittura con lo stesso sacerdote brahmano che officiava la cerimonia, prodotti quale latte e burro chiarificato sono ancora indispensabili nel culto, e l’animale viene considerato il dono più appropriato da offrire in forma di ricompensa e omaggio daksina per l’opera prestata dal sacerdote.
Ben presto la vacca identifica il sacerdote brahmano, e se l’uccisione di un brahmano è considerato il crimine più grave, così pure l’uccisione o la macellazione di una mucca viene intesa come un atto gravissimo. Il primo divieto per la macellazione appare verso il 1527, durante il regno di Mughal Zahir ud-din Muhammad Babur, che lo ha instaurato perché pensava che il divieto gli avrebbe fatto vincere la buona volontà tra gli indù; anche se alcuni re indù non rispettavano il divieto.
Oltre a ciò si aggiungono altri elementi che concorrono ad elevare la figura della vacca a sacro animale per eccellenza quali la non violenza ahimsa, il vegetarianismo, e l’amore materno in parallelo al sentimento e atteggiamento che la vacca ha per il suo vitello nella fase di crescita.
Dalla combinazione di questi elementi è maturata nel corso dei secoli la profonda devozione e rispetto che la vacca in India ha.