Il Deserto dei Gobi

Il deserto del Gobi è il più grande deserto dell’Asia e il quinto deserto al mondo

Il Deserto dei Gobi

Paesaggi estremi dove la natura regna sovrana, un luogo magico e onirico nel cuore dell’Asia. Il deserto del Gobi è il più grande deserto dell’Asia e il quinto deserto al mondo.
Il deserto del Gobi è il cuore della cultura mongola, parte integrante della storia e delle tradizioni del paese Dalla parola mongola gobi, che significa “luogo senza acqua” nasce il nome della vasta regione desertica e semi-desertica dell’Asia centrale che conosciamo come deserto dei Gobi.
La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli imponenti eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono testimoniano che il suo territorio, ricco di acque e di vegetazione, era un tempo habitat ideale per i dinosauri. Negli anni ’20, in questo territorio temuto dagli stessi mongoli, l’avventuriero americano Roy Chapman Andrews, con la sua squadra, riportò alla luce resti di scheletri di oltre 100 esemplari preistorici.
E’ situato lungo il confine tra Cina e Mongolia Si estende attraverso gran parte dei due paesi
Contrariamente all’immagine di cio che normalmente si pensa gran parte del Gobi è costituito non da deserto sabbioso ma da roccia nuda dove sono presenti poche dune di sabbia. Un luogo secco e freddo.
Il deserto dei Gobi si presenta inospitale eppure al suo interno vivono numerosi insediamenti umani, comunità isolate di fiere popolazioni nomadi oltre ad una fauna eterogenea, che comprende gazzelle, leopardi delle nevi, orsi e gli ultimi esemplari di cammelli battriani.
Occupa un vasto territorio a forma di arco che si estende per una superficie stimata in 1.300.000 km² ossia oltre 4 volte l’Italia.
L’area con questo nome è la regione delimitata dai monti Altai e Khangai a nord, dall’estremità occidentale del Grande Khingan a est, dalle catene montuose degli Yin Shan, Qilian Shan, oltre che dai contrafforti orientali degli Altun Shan e dai Bei Shan a sud unitamente alle propaggini orientali del Tien Shan a ovest.
Marco Polo gia lo menzinava nel suo “Il Milione” laddove descriveva le popolazioni mongole i pastori nomadi e fieri e audaci cavalieri. Il viaggiatore veneziano descrisse alcuni aspetti della vita di questo deserto, tra cui la presenza del cammello selvatico, un animale che venne individuato solo alcuni secoli dopo dall’esploratore russo Pržewalski; di questo animale così tipico del Gobi, perché addomesticato dalle popolazioni locali e importato in altre regioni centroasiatiche, sembra sopravviva oggi solo un piccolissimo nucleo selvatico nella Mongolia meridionale.