Il Cavallo Mongolo

Molto del successo delle armate mongole era strettamente legato alla razza del cavallo che ne costituiva il principale mezzo di locomozione

Il Cavallo Mongolo

Molto del successo delle armate mongole era strettamente legato alla razza del cavallo che ne costituiva il principale mezzo di locomozione.
Perché di cavallo si tratta e non di pony, come potrebbero far pensare le modeste dimensioni dell’animale: tra i 13 e i 14 palmi mediamente di altezza al garrese, ovvero tra i 122 e i 142 cm. Mentre il peso medio si aggira sui 272 kg.
Un animale estremamente solido, per quanto inelegante, di costituzione massiccia, con zoccoli larghi e robusti che non necessitano la ferratura e un pelo duro e folto capace di far sopportare all’animale gli sbalzi di temperatura della Steppa: da -40 gradi in Inverno a +30 in Estate; una lunga coda e una fluente criniera che nelle giumente era tagliata a scopi utilitaristici e non estetici.
Ed erano soprattutto le giumente (o i puledri) ad essere cavalcate in campagna e in battaglia, vuoi per la loro natura più tranquilla, vuoi perché se erano in periodo di allattamento potevano fornire al guerriero circa 2 litri e mezzo di latte in eccedenza rispetto alle esigenze del puledro, sufficienti per completare la dieta di un uomo o per non farlo morire di fame in caso di emergenza.
Gli stalloni, ai quali al contrario la criniera non veniva mai tagliata, avevano la tendenza ad essere aggressivi tra loro per il dominio sulle femmine e, peggio, tendevano a spingerle via per portarsele appresso, cosa che in battaglia poteva causare immaginabili disastri.
Gli animali, femmine e maschi, adatti alla guerra erano comunque altamente selezionati e preparati: per questo motivo ogni guerriero doveva innanzitutto essere un esperto allevatore e possedere una mandria assai numerosa dalla quale prelevare gli animali necessari alla campagna.
Il risultato era un animale con la groppa forte, il ventre solido e capace di sopportare enormi fatiche.
In primo luogo la alta e pesante sella mongola, costruita appositamente per sollevare il guerriero e permettergli di orientare senza limitazioni il proprio arco composito mantenendosi saldo in groppa con l’aiuto di due appoggi anteriori e posteriori. La tendenza del cavallo mongolo a decidere da sé direzione e andatura, in questo senso, tornava utile al guerriero mongolo che poteva contare su un mezzo di locomozione “pensante” anche durante i combattimenti. Altrimenti il cavaliere mongolo teneva le briglie molto strette costringendo con la forza il cavallo a seguire la propria volontà.
Il principale difetto del cavallo mongolo è tuttavia l’incapacità a tenere a lungo il galoppo, che lo sfianca presto, ed è per questo motivo che in battaglia tornavano utili le molte cavalcature, che venivano cambiate con estrema rapidità.
In compenso il cavallo mongolo ha un “canter” naturale, ovvero un’andatura tra il trotto e il galoppo utile per percorrere rapidamente grandi distanze: in condizioni normali 60 km. al giorno potevano essere sostenuti anche per lunghi periodi di tempo.