La Calligrafia Classica Mongola

Gengis Khan ordinò di adottare il sistema di scrittura degli Uiguri per lasciare memoria scritta della gesta mongole

La Calligrafia Classica Mongola

E’ arte antica, che risale ai tempi del grande Gengis che ordina, nel 1204, di adottare il sistema di scrittura degli Uiguri (tribù nomade di origine turca) per lasciare memoria scritta della gesta mongole.
L’alfabeto designato per le opere di calligrafia resterà solo e sempre quello uiguro, ricordato anche come Mongolo Classico. Perché si tratta di un alfabeto che si sviluppa in verticale, dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, caratteristica unica nei sistemi di scrittura verticali.
Dal Cielo alla Terra, da Occidente a Oriente. La penna scorre  continua, senza soluzione di continuità, alternando i due modi di scrittura mongoli, la calligrafia ricca di volute e la più lineare stenografia. La bellezza delle linee verticali ottenute è potenziata da un’altra caratteristica dell’alfabeto, simile in questo al turco vero e proprio: parecchie parole si legano l’una all’altra nella frase, senza spaziature o interpunzioni. La ricchezza calligrafica è accresciuta poi da un’ennesima particolarità dell’alfabeto, in cui i caratteri differiscono secondo che si trovino in posizione iniziale, media o finale di una parola. Da qui la bellezza ritmica della scrittura, fatta da un susseguirsi armonico di forme circolari e linee rette o lievemente arcuate.
C’è abilità e intelligenza, nell’arte calligrafica mongola. Ma c’è anche un legame fortissimo con la natura, il nomadismo che ritorna, l’ispirazione parte dall’ambiente naturale intorno, unire all’inchiostro acqua pura di fiume e dar inizio a un’opera in accordo col sole che sorge, all’alba.
La dominazione russa ha successivamente imposto l’alfabeto cirillico, e rivalutare adesso la scrittura e la calligrafia in Mongolo Classico è una vigorosa affermazione delle proprie nobili radici. «La calligrafia scalda i nostri sentimenti nostalgici» sostiene Ch. Jamyangsuren, esperto di lingua e cultura presso l’Università Nazionale Mongola. «Riafferma la nostra identità tradizionale. Ci riunisce ai nostri valorosi antenati. Non esiste nessun’altra forma d’arte capace di colpire con tanta intensità l’anima.
I grandi maestri definiscono la calligrafia “arte in paradiso”.  È un processo mentale che genera totale felicità e profondità di coscienza. Mentre il corpo è assorbito dal processo creativo, lo spirito si libera e vola in alto. La calligrafia è la libertà definitiva.